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Emersione/regolarizzazione 2012


12 luglio 2013

Importanti chiarimenti da una circolare congiunta Ministero dell’interno e Ministero del lavoro e delle politiche sociali.
Presi in esame i casi di ordine della trattazione delle domande, rigetto delle domande per cause imputabili al datore di lavoro, assunzione di un nuovo datore di lavoro con la procedura in corso, idoneità alloggiativa “non ostativa” all’esito della domanda.

È stata pubblicata ieri la circolare congiunta del Ministero dell’interno e del Ministero del lavoro e delle politiche sociali contenente alcuni chiarimenti sulla procedura di emersione 2012, finalizzati ad accelerare e semplificare la trattazione delle domande presentate secondo una omogenea valutazione sull’intero territorio nazionale.
La circolare, adottata a seguito delle novità introdotte dal decreto legge n. 76/2013, contiene tra gli altri i seguenti chiarimenti:

Ordine di trattazione delle domande
Gli Sportelli unici potranno procedere alla convocazione prioritaria sulla base degli elenchi forniti dall’Inps, dei:
a) datori di lavoro non domestico che hanno denunciato i lavoratori con il sistema UniEmens e che hanno attivato la matricola provvisoria (c.a. 5W);
b) datori di lavoro non domestico che hanno denunciato i lavoratori con il codice CIDA 69;
c) datori di lavoro domestico che risultano aver versato regolarmente fino al IV trimestre 2012.
Nella circolare si ricorda che, all’atto della convocazione, il datore di lavoro dovrà presentare la posizione contributiva già regolarizzata in riferimento alla durata dell’intero rapporto di lavoro pena il rigetto della domanda.

Datori di lavoro inseriti nella “black list”
Il decreto legislativo n. 109 del 16 luglio 2012 prevedeva l’impossibilità di accedere alla procedura di emersione per quei datori di lavoro che in passato avessero avviato procedure di emersione o avessero fatto richiesta di assunzione dall’estero di cittadini stranieri senza successivamente procedere alla sottoscrizione del contratto di soggiorno o alla successiva assunzione del lavoratore straniero (salvo cause di forza maggiore non imputabili al datore di lavoro).
In proposito la circolare chiarisce che le giustificazioni presentate dal datore di lavoro nel caso di mancato ritiro da parte dello stesso del nulla osta, nelle procedure di decreto flussi degli anni precedenti e nel caso di mancata assunzione del lavoratore dopo la firma del contratto di soggiorno per dichiarata irreperibilità dello stesso, dovranno essere valutate caso per caso.
Le giustificazioni saranno considerate, in base ai principi di ragionevolezza e buona fede, purché tali comportamenti non risultino ricorrenti in relazione al medesimo datore di lavoro. Le Direzioni territoriali del lavoro rivaluteranno opportunamente tali dichiarazioni potendo, eventualmente, ove sussistano i requisiti sopra richiamati, anche modificare il parere precedentemente espresso.

Rigetto della domanda per eventi imputabili al datore di lavoro
Il decreto legge n. 76 del 28 giugno 2013, ha previsto che nel caso in cui la domanda di emersione venga rigettata dallo Sportello unico “per cause imputabili esclusivamente al datore di lavoro”, al lavoratore viene rilasciato un permesso di soggiorno per attesa occupazione se ricorrono comunque le seguenti condizioni:
- sono stati pagati i mille euro di forfait e gli arretrati di tasse e contributi;
- il lavoratore può comunque provare la sua presenza in Italia almeno al 31 dicembre 2011.
La circolare chiarisce che in tal caso la notifica di rigetto inviata al lavoratore verrà integrata dalla convocazione dello stesso presso lo Sportello unico. Quest’ultimo Ufficio, previa verifica dei pagamenti delle somme previste e del requisito della presenza sul territorio nazionale al 31 dicembre 2011, provvederà al rilascio del mod. 209, con il quale lo straniero potrà richiedere un permesso di soggiorno per attesa occupazione.
Nel caso in cui il provvedimento di rigetto sia stato già notificato al lavoratore, la circolare chiarisce che lo Sportello unico competente procederà alla convocazione del lavoratore per il rilascio del permesso di soggiorno per attesa occupazione.
Infine, precisa la circolare, nei confronti del datore di lavoro verrà meno la sospensione dei procedimenti penali ed amministrativi a suo carico prevista nelle more della procedura di emersione.

Cessazione del rapporto di lavoro e assunzione da parte di un nuovo datore di lavoro
Il decreto legge n. 76/2013 ha anche previsto che nei casi in cui il rapporto di lavoro finisca prima che sia completata la procedura di regolarizzazione, venga rilasciato al lavoratore un permesso di soggiorno per attesa occupazione o, se c’è la richiesta di assunzione da parte di un nuovo datore, direttamente un permesso di soggiorno per lavoro.
Anche in tal caso occorrerà, in sede di convocazione delle parti presso lo Sportello unico, comunque verificare la presenza del lavoratore in Italia almeno al 31 dicembre 2011.
Come già previsto nella circolare dell’Inps n. 10 del 17 gennaio 2013 il datore di lavoro dovrà comunicare allo Sportello unico ed all’Inps l’interruzione del rapporto di lavoro.
La circolare ricorda che il datore di lavoro che ha presentato la dichiarazione di emersione resta comunque responsabile per il pagamento delle somme dovute a titolo retributivo, contributivo e fiscale sino alla data di comunicazione della cessazione del rapporto di lavoro.
Infine, nel caso in cui il lavoratore risulti titolare di un nuovo rapporto di lavoro al momento del rilevamento fotodattiloscopico presso gli uffici immigrazione delle Questure, presentando copia della comunicazione obbligatoria potrà ottenere direttamente un permesso di soggiorno per lavoro subordinato.

La circolare chiarisce, infine, che la mancanza di idoneità alloggiativa non potrà essere considerata ostativa alla procedura di regolarizzazione di un lavoratore straniero. Nell’ambito della procedura di emersione, quindi, l’idoneità alloggiativa va richiesta ma non può essere considerata quale motivazione per un rigetto.
La circolare.
(Red.)

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5 ottobre 2012

Finalmente il parere dell’Avvocatura dello Stato. “Organismo pubblico” tutti i soggetti, anche privati, “che istituzionalmente o per delega svolgono un’attribuzione o una funzione pubblica o un servizio pubblico”.
L’avvocatura cita il caso degli abbonamenti, nominativi e con foto di mezzi pubblici, iscrizione scolastica, certificati medici e documenti rilasciati da ambasciate e consolati stranieri in Italia. Riccardi: “soddisfatto, importante passo avanti”.


La documentazione che il lavoratore straniero deve fornire nella procedura di emersione, per dimostrare la sua presenza sul territorio nazionale almeno alla data del 31 dicembre 2011, “non dovrà necessariamente pervenire da una pubblica amministrazione. A titolo esemplificativo, potrà trattarsi di una certificazione medica di una struttura pubblica o un di certificato di iscrizione scolastica dei figli; potrà far fede una tessera nominativa dei mezzi pubblici, una multa, la titolarità di una scheda telefonica di operatori italiani oppure una documentazione rilasciata da centri autorizzati di accoglienza e ricovero, anche religiosi”.
È quanto sottolinea il Viminale sul sito del Ministero dell’interno. “I chiarimenti sono giunti dall’Avvocatura Generale dello Stato alla quale il Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione si è rivolto dopo aver ricevuto numerosi quesiti in proposito. Il parere, espresso il 4 ottobre 2012, oltre a tener conto delle difficoltà che i lavoratori stranieri irregolari avrebbero incontrato nel dimostrare contatti con enti pubblici, specifica cosa debba intendersi per ’organismo pubblico’ legittimato a rilasciare la documentazione rilevante ai sensi dell’art. 5 del decreto legislativo n. 109/2012”.
In tale categoria rientrano anche quei “soggetti pubblici, privati o municipalizzati che istituzionalmente o per delega svolgono un’attribuzione o una funzione pubblica o un servizio pubblico”.
Tra le prove documentali, infine, “l’Avvocatura fa rientrare anche la documentazione rilasciata da rappresentanze diplomatiche o consolari in Italia, mentre – viene precisato – non può ritenersi utile un passaporto recante il timbro di entrata in ’area Schengen’ non essendo quest’ultimo in grado di attestare, da solo, la presenza dello straniero, alla data stabilita, proprio sul territorio nazionale”.
Una decisione della quale si è detto “soddisfatto” il ministro all’Integrazione, Andrea Riccardi perché finalmente “fa chiarezza su un punto controverso della normativa sul ravvedimento operoso, consentendo a molti datori di lavoro, che hanno avuto alle dipendenze lavoratori stranieri in nero, di superare le perplessità e di accedere alla regolarizzazione con la serenità e la responsabilità necessarie”.
(Red.)

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10 settembre 2012

Pubblicato in GU il decreto 29 agosto con le indicazioni operative. Nessun chiarimento sulla documentazione proveniente da organismi pubblici per attestare la presenza del lavoratore alla data del 31 dicembre 2011.
Le procedure sul web dalle 8 del 15 settembre fino alle 24 del 15 ottobre. I datori di lavoro potranno rivolgersi anche ai Comuni della rete assistenza, alle associazioni di categoria, organizzazioni sindacali, patronati e consulenti del lavoro. Senza fretta, non ci sono quote.


È stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale del 7 settembre il decreto di attuazione dell’articolo 5 del decreto legislativo n. 109/2012, in materia di emersione dal lavoro irregolare ed è stata emanata in pari data la circolare congiunta Interno/Lavoro con le indicazioni operative. Vediamo nel dettaglio le condizioni di ammissibilità e la procedura.

Chi può attivare il procedimento di regolarizzazione
I datori di lavoro italiani o cittadini di uno Stato membro dell’Unione europea (o loro familiari, anche non Ue, purché titolari di carta di soggiorno, quinquennale o a tempo indeterminato o che ne abbiano presentato domanda di rilascio o rinnovo) ed i datori di lavoro stranieri titolari di permesso di soggiorno CE (carta di soggiorno) o che ne abbiano presentato richiesta di rilascio o rinnovo. Esclusi perciò tutti i datori di lavoro non Ue titolari di permesso di soggiorno per lavoro autonomo, subordinato, famiglia, ecc. Esclusi anche i datori di lavoro che risultino condannati negli ultimi cinque anni, anche con sentenza non definitiva, compresa quella patteggiata, per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, per reati in materia di prostituzione e sfruttamento dei minori, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro ai sensi dell’articolo 603 bis del codice penale e per i reati di impiego di lavoratori stranieri privi di permesso di soggiorno. Esclusi anche i datori di lavoro che dopo aver richiesto il nulla osta al lavoro o presentato domanda nell’ambito di una procedura di emersione dal lavoro irregolare non hanno provveduto alla sottoscrizione del contratto di soggiorno oppure alla successiva assunzione del lavoratore straniero, salvo cause di forza maggiore comunque non imputabili al datore di lavoro.

I requisiti di reddito del datore di lavoro
Il datore di lavoro persona fisica, ente o società, deve essere titolare di un reddito imponibile (il reddito lordo indicato in busta paga) o di un fatturato risultante dall’ultima dichiarazione dei redditi o dal bilancio di esercizio precedente non inferiore a € 30.000,00 euro annui. Nel caso di lavoro domestico, invece, il reddito imponibile del datore di lavoro scende a € 20.000 annui in caso di nucleo familiare composto da un solo soggetto percettore di reddito, o € 27.000 nel caso di nucleo familiare inteso come famiglia anagrafica composta da più soggetti conviventi. Il coniuge ed i parenti entro il 2o grado possono concorrere alla determinazione del reddito anche se non conviventi. Non è richiesto alcun reddito minimo se il datore di lavoro è affetto da patologie o handicap che ne limitano l’autosufficienza e la domanda riguarda l’emersione di un lavoratore straniero addetto alla sua assistenza.

Requisiti del rapporto di lavoro
Il lavoratore deve essere occupato irregolarmente alle dipendenze del richiedente da almeno tre mesi antecedenti la data di entrata in vigore del decreto (9 agosto) ed il rapporto deve sussistere al momento della presentazione della dichiarazione di emersione (primo giorno utile il 15 settembre, ultimo il 15 ottobre). Il rapporto di lavoro dichiarato deve essere a tempo pieno, salvo trattarsi di lavoro domestico o di assistenza alle persone per i quali sono sufficienti anche 20 ore settimanali, con la retribuzione prevista dal CCNL e comunque non inferiore al minimo previsto per l’assegno sociale.

Quali lavoratori non possono essere regolarizzati
Il lavoratore, per essere regolarizzato, deve essere presente in Italia in modo ininterrotto almeno dalla data del 31 dicembre 2011. La presenza dovrà essere attestata da documentazione proveniente da organismi pubblici (es: una tessera STP, un permesso di soggiorno, un timbro d’ingresso della frontiera italiana sul passaporto, un provvedimento di allontanamento, ecc).
Poiché né il decreto né la circolare forniscono indicazioni su quali siano gli “organismi pubblici” ma si limitano entrambi a precisare che il controllo della documentazione sarà effettuato dallo Sportello unico della Prefettura all’atto della convocazione, nei casi di incertezza sulla idoneità della documentazione (o meglio di incertezza sulla provenienza da “organismo pubblico”), sembrerebbe opportuno, prima ancora di attivare la procedura, inoltrare un quesito scritto allo sportello unico o all’help desk del Ministero dell’interno.
Sono esclusi dalla regolarizzazione gli stranieri: destinatari di un provvedimento di espulsione per motivi di ordine pubblico, sicurezza dello Stato (art. 13, comma 1, TUI) o perché pericolosi per la sicurezza pubblica (art. 13, comma 2, lett. c, TUI); segnalati nella banca dati Schengen come inammissibili; condannati, anche con sentenza non definitiva, compresa quella patteggiata, per uno dei reati previsti dall’articolo 380 del codice di procedura penale; comunque considerati una minaccia per l’ordine pubblico o la sicurezza dello Stato o di uno dei Paesi Schengen.

Quanto costa
Il datore di lavoro, prima della presentazione della domanda, deve versare un contributo forfettario di 1.000 euro per ciascun lavoratore. Il contributo, che deve essere versato esclusivamente con Mod. F 24, utilizzando i codici tributo indicati dall’Agenzia delle entrate, non è deducibile ai fini dell’imposta sul reddito. Il datore di lavoro, al momento della stipula del contratto di soggiorno, dovrà inoltre dimostrare di aver corrisposto la retribuzione in base al CCNL riferibile alle attività svolte (con dichiarazione congiunta datore di lavoro/lavoratore), pagato i relativi contributi ed assolto agli obblighi fiscali per almeno sei mesi o, se superiore, per tutta la durata del rapporto di lavoro.
Nel caso di irricevibilità, archiviazione o rigetto della dichiarazione di emersione, ovvero di mancata presentazione della stessa, la somma versata a titolo di contributo non sarà restituita.

Dichiarazione di emersione
La dichiarazione va presentata a partire dalle ore 8 del 15 settembre, fino alle ore 24 del 15 ottobre, esclusivamente attraverso il sito del Ministero dell’interno. Poiché le domande non sono contingentate, non occorre precipitarsi nel timore di esaurimento di quote!
La dichiarazione potrà essere presentata anche tramite i consulenti del lavoro e gli altri soggetti che hanno stipulato protocolli d’intesa con il Ministero dell’interno (Comuni, associazioni di categoria, organizzazioni sindacali, patronati, ecc) e che vorranno fornire assistenza per la compilazione e l’inoltro delle domande. I contenuti della domanda di emersione:
a) i dati identificativi del datore di lavoro, compresi i dati relativi al titolo di soggiorno nel caso di datore di lavoro straniero;
b) generalità e nazionalità del lavoratore straniero e gli estremi del passaporto o di un altro documento equipollente valido per l’ingresso nel territorio dello Stato;
c) tipologia e modalità di impiego;
d) attestazione del possesso del requisito reddituale;
e) attestazione dell’occupazione del lavoratore per il periodo stabilito dal decreto;
f) dichiarazione che la retribuzione convenuta non è inferiore a quella prevista dal vigente contratto collettivo nazionale di lavoro di riferimento;
g) proposta di contratto di soggiorno;
h) indicazione della data della ricevuta di pagamento del contributo forfetario di €1.000;
i) l’obbligo di regolarizzare la posizione retributiva, contributiva e fiscale per un periodo commisurato alla durata del rapporto di lavoro, o comunque non inferiore a sei mesi, per rapporti di durata inferiori al semestre;
l) indicazione del codice a barre telematico della marca da bollo di 14,62 euro richiesta per la procedura di emersione.

Moratoria
Dal 9 agosto e fino alla conclusione del procedimento di emersione sono sospesi i procedimenti penali e amministrativi nei confronti del datore di lavoro e del lavoratore per le violazioni delle norme relative all’ingresso e al soggiorno nel territorio nazionale, ed all’impiego irregolare dei lavoratori stranieri anche se rivestano carattere finanziario, fiscale, previdenziale o assistenziale, con esclusione di tutti i reati previsti dall’articolo 12 TUI (favoreggiamento dell’ingresso di clandestini, della permanenza, cessione di immobili, ecc). Nello stesso arco di tempo sono sospese le espulsioni tranne che nei casi sopra indicati come ostativi alla regolarizzazione.

La procedura post domanda
Lo Sportello unico per l’immigrazione, acquisiti i pareri di Questura e DPL (sulla capacità economica del datore di lavoro e sulla congruità delle condizioni di lavoro applicate) convoca le parti per la verifica della documentazione (tra le quali la regolarizzazione delle somme dovute a titolo retributivo, contributivo e fiscale), la stipula del contratto di soggiorno e la presentazione della richiesta del permesso di soggiorno per lavoro subordinato. In particolare, nel caso di rapporto di lavoro domestico, il datore di lavoro dovrà dimostrare di aver effettuato il pagamento dei contributi dovuti mediante esibizione di copia del bollettino MAV, pagabile esclusivamente presso gli sportelli bancari o postali. Con la sottoscrizione del contratto di soggiorno il datore assolve contemporaneamente anche all’obbligo di comunicazione al centro dell’impiego o all’Inps.

Mancata presentazione della domanda, archiviazione o rigetto
Nei casi in cui non venga presentata la dichiarazione di emersione (anche se è stato effettuato il versamento del contributo di euro 1.000) ovvero si proceda all’archiviazione del procedimento o al rigetto della dichiarazione, la sospensione dei procedimenti penali ed amministrativi cessa, rispettivamente, alla data di scadenza del termine per la presentazione ovvero alla data di archiviazione del procedimento o di rigetto della dichiarazione. Però, se l’esito negativo del procedimento non sia imputabile al datore di lavoro i procedimenti penali e amministrativi a suo carico sono archiviati.
Con la sottoscrizione del contratto di soggiorno ed il rilascio del permesso di soggiorno si estinguono reati ed illeciti amministrativi, rispettivamente, a carico del datore di lavoro e del lavoratore.
(R.M.)


documentazione  In archivio

19 aprile 2013
Esaminate soltanto 37 mila domande su 135 mila. Un terzo quelle rigettate.

29 gennaio 2012
Ultimi giorni per chi ha pagato il contributo senza inviare la domanda.

5 dicembre 2012
Chi ha pagato il contributo senza inviare la domanda può completare la procedura.

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7 novembre 2012
Così si pagano i contributi arretrati per i lavoratori domestici.

29 ottobre 2012
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29 ottobre 2012
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17 ottobre 2012
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Verso le 130mila domande. Per Cancellieri “l’irregolarità non era così diffusa come si pensava”.

16 ottobre 2012
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12 ottobre 2012
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11 ottobre 2012
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9 ottobre 2012
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5 ottobre 2012
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3 ottobre 2012
Ancora due settimane; poi, per chi non si adegua, sanzioni pesantissime.

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Ancora una settimana per i chiarimenti ufficiali dei ministeri competenti.

27 settembre 2012
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26 settembre 2012
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Come e quando pagare i contributi nel caso di rapporto di lavoro domestico.

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25 luglio 2012
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18 luglio 2012
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09 luglio 2012
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