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31 ottobre 2013
Il Comune di Roma discrimina i rom con una politica a “doppio binario” sugli alloggi.
La denuncia di Amnesty International nel rapporto “Due pesi e due misure: le politiche abitative dell’Italia discriminano i rom”.

Le autorità comunali di Roma hanno portato avanti un sistema “a doppio binario” di assegnazione degli alloggi che sta negando a migliaia di rom l’accesso a un alloggio adeguato: è quanto denunciato da Amnesty International in un rapporto, presentato ieri a Roma, sulla discriminazione basata sull’etnia per l’accesso a un alloggio adeguato in Italia.
“Il Comune di Roma sta tenendo migliaia di rom ai margini della società. Il sistema di assegnazione degli alloggi pubblici è congegnato e attuato in modo tale da condannare migliaia di rom, per semplici ragioni di etnia, a vivere in strutture segregate, al di sotto degli standard, in campi lontani dai servizi e dalle aree residenziali. Questa è una macchia per la città di Roma – ha detto John Dalhuisen, direttore del Programma Europa e Asia Centrale di Amnesty International – e ciò avviene con la tacita complicità del Governo italiano, che a livello nazionale non sta garantendo uguale accesso agli alloggi pubblici per tutti”.
Il rapporto di Amnesty, intitolato Due pesi e due misure: le politiche abitative dell’Italia discriminano i rom, denuncia come oltre 4.000 rom residenti nei campi autorizzati di Roma subiscano una discriminazione sistematica, anche quando fanno domanda di assegnazione di un alloggio pubblico. A seguito degli sgomberi forzati queste persone sono state trasferite in container e roulotte all’interno di campi “segregati, sovraffollati e recintati”, costruiti e gestiti dalle autorità comunali. Questa circostanza, sottolinea il rapporto, limita profondamente le possibilità d’integrarsi in una comunità più ampia e di trovare un impiego regolare. Per oltre un decennio, denuncia Amnesty, i criteri per dare priorità alle domande di alloggio popolare hanno impedito ai rom di accedervi: il richiedente doveva dimostrare di essere stato legalmente sfrattato da un alloggio privato in affitto, cosa impossibile per i rom residenti nei campi o sgomberati.
Alla fine del 2012 è stato introdotto un nuovo criterio per dare priorità alle persone svantaggiate, ospitate a titolo provvisorio in strutture fornite da enti caritatevoli o dallo stesso Comune di Roma. Ma quando i rom hanno iniziato a presentare domande, il Comune – ricorda Amnesty – si è affrettato a chiarire, con una circolare, che quel criterio non si applicava nei loro confronti. Per non parlare poi, continua la denuncia, del “Piano nomadi” adottato nel 2008, che “ha comportato sgomberi forzati per centinaia di rom”.
Il 28 ottobre scorso, in un incontro con Amnesty, la nuova amministrazione ha espresso l’intenzione di annullare la circolare che impedisce ai rom di accedere agli alloggi pubblici e la cessazione del Piano nomadi. Ciò costituirebbe, hanno sottolineato, un importante passo nella giusta direzione. Ora l’amministrazione capitolina “deve far seguire azioni concrete, nel breve periodo, per mitigare la segregazione dei rom e le misere condizioni di vita di coloro che vivono nei campi e sviluppare un piano di più lunga durata”. Amnesty ricorda che metà dei rom in Italia è costituita da cittadini italiani; altri sono riconosciuti come rifugiati dall’ex Jugoslavia, sono immigrati provenienti per lo più dalla Romania o dai Balcani o apolidi, riconosciuti o di fatto.
(Red.)



 
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