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23 dicembre 2009
Cittadinanza: l’Assemblea di Montecitorio inizia la discussione generale. La Lega non fa aperture.
L’opposizione spera in Fini: passi dalle parole ai fatti. La discussione aggiornata al 12 gennaio 2010.
Ieri l’Assemblea della camera ha iniziato l’esame del testo unificato di proposta della riforma della legge sulla cittadinanza formulato da Isabella Bertolini (PdL), relatore di maggioranza che ha sottolineato la necessità di introdurre, tra i requisiti necessari al conseguimento della cittadinanza, da parte dei minori l'obbligo di frequenza delle scuole italiane, e per gli aspiranti maggiorenni il possesso del permesso di soggiorno CE di lungo periodo, la frequentazione di un corso annuale propedeutico al completamento di un precipuo percorso di cittadinanza. La relatrice ha poi sottolineato le criticità emerse nel corso dell'esame in Commissione, anche in relazione alla quantificazione degli oneri finanziari ed ha auspicato la necessità di una ulteriore riflessione sulla materia, nell'auspicio di pervenire ad un testo che fissi percorsi e termini certi.
Per l’opposizione, Gianclaudio Bressa (PD) ha evidenziato che i diritti fondamentali dovrebbero sempre essere al centro dell'agenda politica e che una riforma della cittadinanza che voglia adeguarsi alla realtà dei tempi deve restituire l'uguaglianza di opportunità che l'articolo 3 della Costituzione garantisce a tutti, assumendo come punti di riferimento il diritto internazionale e la giurisprudenza costituzionale, mentre Roberto Zaccaria (PD) ha evidenziato come il testo della maggioranza rappresenti un vistoso arretramento rispetto alla legge n. 91 del 1992 ed ha auspicato che i gruppi lascino libertà di coscienza ai singoli parlamentari su un tema di tale rilevanza, anche tenendo conto delle legislazioni vigenti in materia negli altri Paesi europei.
Anche per l’UdC, con Pier Ferdinando Casini, il testo proposto dalla maggioranza è sbagliato e rappresenta un approccio demagogico e populista alla materia della cittadinanza.
Per Dario Franceschini (PD) la cittadinanza costituisce il principale fattore di integrazione e non presenta alcuna attinenza con le tematiche relative alla sicurezza ed è auspicabile perciò l'avvio di un dialogo costruttivo che consenta di pervenire ad un'intesa tra maggioranza e opposizione sui contenuti del provvedimento, giudicando assolutamente inopportuno il paventato rinvio della sua votazione ad una fase successiva allo svolgimento delle prossime elezioni amministrative.
Per Benedetto Fabio Granata (PdL) cofirmatario con Andrea Sarubbi (PD) della proposta bibartisan ,di fronte alla complessità delle inedite problematiche emerse negli ultimi anni in relazione ai fenomeni migratori sul territorio nazionale, ed alle mutate condizioni storiche e sociali che richiedono l'urgente adeguamento della legge 91 del 1992, è necessario il passaggio da un meccanismo meramente concessorio di una cittadinanza quantitativa ad uno attivamente volto al conseguimento di una cittadinanza qualitativa ed auspica perciò la necessità di procedere ad una riflessione sulla condizione dei minori stranieri residenti in Italia.
L’intransigenza della Lega Nord a qualsiasi apertura è stata ancora una volta sottolineata da Raffaele Volpi che ritiene un valido punto di partenza il testo unificato in discussione e ricorda che la riforma della cittadinanza non rientra nel programma elettorale, mentre per Roberto Cota è necessario dare piena attuazione alle disposizioni recate dalla cosiddetta legge Bossi-Fini. Per la Lega, concedere facilmente la cittadinanza italiana non consente di verificare adeguatamente l'integrazione dello straniero, che deve rispettare leggi, usi, costumi e tradizioni del nostro Paese, e pertanto è contrario allo ius soli, nonché alla concessione della cittadinanza a stranieri che vivono in Italia da meno di dieci anni. Giudica, infine, ampiamente condivisibile il testo predisposto dal relatore per la maggioranza.
Di parere opposto David Flavia (IdV) che, nel sottolineare l'importanza della materia trattata dal provvedimento in esame, per di più di iniziativa parlamentare, sul quale auspica che tutti i deputati possano esprimersi in piena libertà di coscienza e senza vincoli di alcun tipo, giudica complessivamente non condivisibile il testo predisposto dal relatore per la maggioranza, che non tiene conto del fatto che la concessione della cittadinanza favorisce l'integrazione degli immigrati. Ritiene pertanto necessario ridurre il periodo minimo di permanenza in Italia previsto per l'acquisizione della cittadinanza, preannunziando la presentazione di un emendamento volto ad introdurre nella relativa procedura l'istituto del silenzio-assenso.
La discussione del provvedimento riprenderà il 12 gennaio 2010.
(Red.)
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