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Salute e Benessere

Tra i bambini stranieri in aumento “quadri patologici correlati a uno stato di povertà”.

L’allarme lanciato dai pediatri nel corso del congresso biennale Milanopediatria.


Alberto Colaiacomo

“Si verifica tra i bambini stranieri un incremento di ben specifici quadri patologici correlati a uno stato di povertà e indigenza che frequentemente si accompagna alle fasi iniziali del fenomeno migratorio”.
È l’allarme lanciato da Marcello Giovannini, presidente del congresso biennale Milanopediatria iniziato il 15 novembre 2012 nel capoluogo lombardo.
Secondo il medico, i bambini stranieri rappresentano oggi una grande realtà in Italia. Il loro numero, confermano i pediatri, è progressivamente aumentato negli anni. E all’interno di questo gruppo eterogeneo convivono bambini stranieri nati nel Paese d’origine e poi immigrati con i genitori, piccoli nati in Italia da genitori regolari o irregolari, nonché bimbi stranieri non accompagnati o adottati. Casi diversi, con bisogni differenti da capire e soddisfare.

“Per problemi economici, ci sono madri che allattano al seno in modo esclusivo fino a oltre il primo anno di vita del bambino, ma il latte materno da solo e per lungo tempo non soddisfa le esigenze nutrizionali di un lattante. Sempre per le stesse ragioni, altre invece somministrano in modo precoce e protratto nel tempo latte vaccino sterilizzato a lunga conservazione, senza integrazioni con frutta, verdure e carne”.
Ma gli “errori alimentari del bambino immigrato, derivanti in parte da tradizioni proprie, ma soprattutto da contingenti difficoltà economiche e sociali – avvertono i pediatri – possono favorire situazioni carenziali quali il ritardo di crescita, il rachitismo, l’anemia ferropriva, sindromi da malassorbimento e manifestazioni allergiche”.

Servono risposte mirate e per questo, “presso la nostra Clinica pediatrica all’ospedale San Paolo di Milano – evidenzia Giovannini – sono attualmente attivi due progetti rivolti proprio ai bambini stranieri in stretta collaborazione con il Gruppo nazionale di lavoro per il bambino immigrato, coordinato dalla Società italiana di pediatria”. “Dal 2000 è anche attivo il Centro di salute e ascolto per la donna immigrata e il suo bambino”, ricorda il pediatra. “Si propone di creare una rete di specialisti (ginecologo, psicologo, pediatra e mediatore culturale) che assistano e aiutino la donna e il bimbo nel primo anno di vita, guidandoli allo scopo di rendere indipendenti le mamme, utilizzando correttamente le strutture sanitarie dell’ospedale e del territorio. Le visite pediatriche svolte presso questo ambulatorio sono attualmente circa 500 per anno”.



 
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