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Salute e Benessere

Giovani, soffrono per lo più di malattie respiratorie e conoscono poco il Ssn: sono i profughi che vivono a Roma in insediamenti precari secondo Medici per i diritti umani.

Presentati i dati socio-sanitari raccolti attraverso il progetto “Un camper per i diritti dei rifugiati a Roma”.


Maria Rita Porceddu

Sono circa 1.500 i profughi che vivono nella città di Roma in strada o in insediamenti precari (baraccopoli, tende, case occupate ecc.). Per loro l’associazione Medu (Medici per i diritti umani) ha realizzato dal 2004 una unità mobile (un camper attrezzato ad ambulatorio) dove una equipe formata da mediatori, antropologi, operatori sociali e volontari cerca di migliorare le loro condizioni di salute, di accoglienza e di integrazione e di favorire l’accesso e la fruizione dei servizi sanitari. Lo scorso 30 novembre, in una conferenza stampa presso il Consiglio regionale del Lazio, l’associazione ha presentato i dati raccolti da aprile a settembre 2011 attraverso il progetto “Un camper per i diritti dei rifugiati a Roma” e posto l’attenzione sulle criticità riscontrate e sulle proposte avanzate per superarle.

Dai dati presentati sui pazienti visitati, risulta che per la quasi totalità (95%) si tratta di persone di nazionalità afgana, quasi tutti uomini, giovani (il 54% ha una età tra i 18 ed i 30 anni, nessuna più di 50), in Italia da meno di un mese (71%). Il 75% non ha alcun documento, il 5% è richiedente asilo, il 15% è in possesso di un permesso di soggiorno per protezione sussidiaria o per motivi umanitari, il 2% è titolare dello status di rifugiato. Per quanto riguarda la copertura sanitaria, solo il 17% dei 388 pazienti visitati per la prima volta (tot. visite 483) sono iscritti al SSN (spiegabile con l’altissima percentuale di persone in transito prive di permesso di soggiorno), percentuale che aumenta al 67% nel caso di richiedenti asilo, rifugiati e titolari di protezione internazionale. Anche in quest’ultimo caso, però, la barriera linguistica e le scarse informazioni sul funzionamento del Ssn fanno sì che pochi usufruiscano del medico di base. Le principali malattie sono quelle dell’apparato respiratorio (32%) causate dalle precarie condizioni di vita, seguite dalle malattie infettive e parassitarie e dai traumatismi (12%) procurati in molti casi durante il viaggio dalla Grecia all’Italia. Si tratta quindi di una popolazione giovane e in partenza sana che vede compromettere il proprio stato di salute soprattutto per le precarie condizioni di vita.

Tra le maggiori criticità riscontrate, Medici per i ditti umani indica l’insufficienza e l’inadeguatezza di servizi e di percorsi di accoglienza ad hoc per chi vive ai margini della società. Per superarle numerose le proposte: la creazione di un centro di accoglienza per i profughi in transito presso la stazione Ostiense al fine di tutelare la salute di tutti i migranti forzati e in particolar modo delle persone più vulnerabili; il potenziamento e la diffusione capillare e uniforme del modello Sprar per garantire una pianificazione strategica aldilà di interventi emergenziali e di progettualità estemporanee; il potenziamento delle risorse interne ai servizi (in particolar modo la medicina di base) e l’implementazione di modelli di integrazione tra servizi sociali e servizi sanitari; la creazione e condivisione di protocolli di intervento e di servizi di riferimento rivolti a rifugiati in condizioni di vulnerabilità.

 
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