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Salute e Benessere

Il percorso nascita tra le donne immigrate

a cura della
Società italiana di medicina delle migrazioni (SIMM)

Dagli atti dell’XI Congresso Nazionale
19-21 maggio 2011

Mondo L., Rusciani R., Costa G., Nugara R. ad. U Scuola di Sanità Pubblica, ASL TO3, Regione Piemonte.

Contatto: Luisa Mondo


Obiettivi
Identificare le principali diseguaglianze nel percorso nascita, tra donne immigrate ed italiane; individuare strategie per migliorare l’accesso alle cure da parte delle gestanti immigrate.

Metodi
1) Analisi dei CeDAP relativi alle donne residenti in Piemonte, che hanno partorito nel periodo 2003-2009;
2) revisione della letteratura relativa all’assistenza delle gestanti immigrate;
3) studio delle buone pratiche di assistenza dedicata, già messe in atto in altre regioni e Stati.

Risultati
Le donne immigrate hanno un’età media al parto di circa 4 anni inferiore rispetto alle italiane e sono più spesso ad un parto successivo al primo (48% contro il 44% tra le italiane). Tendono a sottoporsi ad un minor numero di visite e, in particolare, la prima visita avviene in epoca più tardiva rispetto alle italiane (OR=3,32 IC 95% 3,08-3,58). Hanno una maggior probabilità di partorire spontaneamente, specie se anche il partner è straniero (OR=1,29 IC 95% 1,22-1,36), ma più spesso affrontano il parto senza l’accompagnamento di una persona di fiducia (OR=3,02 IC 95% 2,77-3,30).
I figli di donne straniere hanno un maggior rischio di nascere sottopeso (OR=1,33 IC 95% 1,06-1,69) e prematuri, specialmente molto pretermine (OR=1,60 IC 95% 1,27-2,02), ma anche post termine (OR=1,41 IC 95% 1,21-1,64) in linea con lo scarsissimo ricorso all’induzione di travaglio tra le straniere. Presentano, inoltre, una maggior probabilità di ottenere un basso punteggio di Apgar (OR=1,53 IC 95% 1,18-1,98), di necessitare di manovre di rianimazione (OR=1,31 IC 95% 1,17-1,47) e di presentare malformazioni già evidenti al parto (OR=1,35 IC 95% 1,08-1,69). Infine, si registra una maggior incidenza di natimortalità (OR=1,71 IC 95% 1,13-2,58). L’accesso non ottimale delle donne immigrate all’assistenza in gravidanza può essere determinato da difficoltà di accesso e da ostacoli incontrati presso il servizio stesso. Infine, anche se la donna raggiunge correttamente il servizio, possono essere le barriere linguistiche e culturali ad impedire il dialogo tra il personale sanitario e la paziente.

Conclusioni
È quindi necessario: migliorare le conoscenze delle donne in merito ai servizi sanitari offerti, al loro diritto a ricevere assistenza e cura, alle modalità di accesso, all’assenza di rischio di segnalazione in caso di loro presenza non in regola con le vigenti norme di soggiorno – illustrare le possibilità di assistenza in gravidanza, nell’ottica condivisa del rispetto della fisiologia – utilizzare in maniera attiva i giorni di ricovero post parto per informarle in merito all’allattamento al seno, alla contraccezione in puerperio, alle possibilità di sottoporsi agli screening per la prevenzione dei tumori femminili – creare una rete di continuità assistenziale che accompagni la donna nella gravidanza, al parto, in puerperio e nelle cure al neonato – agire in rete tra strutture istituzionali, di volontariato e comunità di migranti – collaborare con i mediatori culturali che permettono di superare le barriere linguistiche e culturali. Il GrIS Piemonte metterà in atto una collaborazione con il gruppo di coordinamento dei Centri ISI, la rete dei consultori familiari e pediatrici, le associazioni di volontariato, le principali comunità di migranti per effettuare una capillare campagna di informazione dedicata.

 
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