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Punti di vista

“Non lasciamo le donne straniere
come foglie al vento”

Roberto Vecchioni: dal palco dell’Ariston a quello di Caffeina Cultura 2011, sempre dalla parte dei deboli

Carlotta Caroli

Con Chiamami ancora amore ha emozionato l’Italia e conquistato l’edizione 2011 di Sanremo. E poi lui, il Professore della musica italiana, che non ha bisogno di biografie che lo raccontino, sta con i deboli, canta l’immigrazione e gli immigrati, gli ultimi, gli incerti, la disoccupazione e chi più ne ha più metta. E allora ImmigrazioneOggi non ha resistito al suo fascino e lo è andato a cercare nel quartiere medioevale San Pellegrino di Viterbo dove è stato ospite, per il secondo anno consecutivo, del festival Caffeina Cultura.


Roberto Vecchioni, a Sanremo cantava “per la barca che è volata in cielo che i bimbi ancora stavano a giocare che gli avrei regalato il mare intero pur di vedermeli arrivare”, allora lei è dalla parte dei deboli?

Beh, direi di sì. I deboli non sono i perdenti, questo sia chiaro. E poi il mio è più un atteggiamento evangelico, tu pensa a quello che predicava quel povero Cristo. Certo, dire che gli ultimi saranno i primi è un po’ esagerato, però in realtà, forse è proprio così. Di sicuro qualcuno deve pur difenderli, i deboli, che sia cantando o integrandoli, considerandoli, o che so io.
L’arte in tutte le sue sfaccettature è di certo la forma di espressione migliore per manifestare ed esprimere il proprio punto di vista. Di sicuro, per me, significa anche mettersi dalla parte dei deboli, che poi sono pure incasinati, incerti e tutto il resto.



Nel 2010 ha partecipato a Lampedusa al festival organizzato da Baglioni O’scia, che sensibilizza fan, politici e cittadini sul problema dell’immigrazione clandestina, che esperienza è stata?

Fantastica. Lo scopo dell’iniziativa, poi, è lodevole: far ricordare alla società e alle istituzioni il problema della immigrazione clandestina, oltre ad essere un modo di dare una straordinaria dignità a Lampedusa che compare troppo spesso nelle cronache solo per fatti tragici legati appunto alla immigrazione clandestina. È stato davvero un bel festival a cui hanno partecipato cantanti degnissimi.
E non parliamo di Claudio Baglioni: lui è una persona veramente straordinaria che non si è accomodata sugli allori di un successo facile. È uno che stimo davvero, come stimo Battiato, Conte, Fossati, ossia tutti quelli che non vogliono ciò che non hanno, che non vogliono “il di più”. E questa, ti assicuro, è una prerogativa di pochi.



A proposito di Lampedusa, quest’anno è partita la campagna “Io vado a Lampedusa”, per rivalutare l’isola che rischia di diventare non più meta di turisti ma solo porto di sbarco degli immigrati. Lei ci va?

In questo momento non posso proprio andare in vacanza. Comunque appena posso vado. Questi lampedusani sono veramente un esempio per tutti noi. Vanno aiutati e sostenuti.


In una delle sue ultime interviste ha citato il discorso di Pericle agli ateniesi: “Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia. Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore. (...) è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero”.

L’ho citata a Napoli e a Milano nei concerti per festeggiare il risultato delle elezioni. Gli ateniesi sono stati un grande popolo: innanzitutto hanno inventato la democrazia e poi Atene amava la giustizia e i giudici. Nessuno poteva contestarli. Pensa te. Visto che ci siamo, però, te ne cito un’altra che è ancora più rappresentativa. Dice così: “La democrazia non è fatta tanto dalla maggioranza, quanto dal consenso del dissenso”.


Quale può essere la soluzione per favorire il processo di integrazione?

Una nuova legge sull’immigrazione. In queste situazioni bisogna accettare, capire, non pensare di essere gli unici del mondo, ma parte di un’umanità allargata. Dobbiamo imparare a stare insieme agli altri, lo abbiamo completamente disimparato. Io conosco tanti stranieri che mi hanno insegnato un’infinità di cose: la bellezza, la semplicità, e poi la gioia quando trovano un lavoro, quando riescono a superare il senso di inadeguatezza, quando cominciano a sentirsi capiti e si sentono equiparati, allora si sentono pronti a difendere i concetti e le idee del posto in cui vivono.


E le donne straniere? Quanto maggiori sono le loro difficoltà?

Di solito le donne straniere che vengono in Italia non sono da sole, vengono con il marito e la famiglia, però certo, non bisogna lasciarle come foglie al vento. Non si dovrebbero trovare nella condizione di fare di tutto pur di sopravvivere, bisogna essere vigili e stare attenti che non cadano nella trappola del diventare oggetti.


Non si può fare a meno di fare una domanda su Sanremo, una banale per di più: cosa ha significato vincerlo, questo Sanremo?

Importantissimo. Per uno come me, poi, che rischia sempre di essere frainteso, non capito, fuori dal popolare, è stato un modo per dimostrare che non è così. Insomma, è stato importante.


E allora ci torna pure il prossimo anno?

Noooooooooooo.

Roberto Vecchioni




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