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Punti di vista

Intervista a Livia Turco,
presidente nazionale Forum immigrazione PD

Alberto Colaiacomo

Il Forum immigrazione del PD, da lei presieduto, ha approvato un pacchetto di misure per modificare la normativa sull’immigrazione: cittadinanza, soggiorno, minori, politiche per l’integrazione, lavoro. Tra queste ha anche indicato alcuni provvedimenti definiti “immediatamente applicabili”.
Dal punto di vista del contrasto all’immigrazione irregolare chiedete l’abolizione del reato di “immigrazione clandestina” con i reati ad esso “satelliti” (permanenza illegale) ed il “superamento” dei Cie. Si chiede inoltre l’estensione della regolarizzazione del 2009 alle altre categorie professionali, oltre a colf e badanti. Come fare?

Le nostre proposte sono frutto di un percorso di riflessione e dibattito che dura da almeno due anni, in cui sono stati coinvolti non solo i membri del nostro Forum e i militanti del Pd, ma anche le maggiori realtà che si occupano di immigrazione in Italia a partire dal mondo dell’associazionismo, i sindacati, le forze economiche e gli amministratori locali.
Dobbiamo innanzitutto archiviare la vecchia fase Bossi-Berlusconi, dove l’immigrazione è stata equiparata troppo spesso alle parole emergenza e criminalità. L’immigrazione innanzitutto è una realtà divenuta strutturale nel nostro Paese, che va governata e gestita sotto una nuova cornice di “normalità”, dove gli immigrati nel nostro Paese sono ormai un numero considerevole e un fattore determinante della tenuta sociale ed economica. La nostra parola d’ordine è che con una nuova politica dell’immigrazione si aiuta l’Italia tutta, immigrati compresi, a rinnovarsi e a rilanciarsi in un momento particolarmente delicato per il Paese.



Per l’integrazione si parla invece di allungare la durata dei permessi e rendere meno difficoltosi i ricongiungimenti familiari. Da questo punto di vista c’erano state delle aperture del Governo, che aveva parlato di una modifica organica della normativa sui permessi entro lo scorso febbraio, ma le cose sembrano essersi impantanate…

Siamo convinti che il processo di progressivo radicamento e integrazione degli immigrati vada sostenuto e incentivato innanzitutto attraverso la semplificazione burocratica. Siamo contro la tassa sul permesso di soggiorno e gli inaccettabili tempi di attesa per i rinnovi. La Bossi-Fini, con la riduzione del permesso di soggiorno per attesa occupazione a soli sei mesi, aveva reso ricattabili i lavoratori immigrati esponendoli allo sfruttamento da parte di imprenditori senza scrupoli e con la perenne minaccia di finire nell’irregolarità. Fortunatamente questo Governo ha proposto nel Dl Lavoro il prolungamento a un anno dei permessi di soggiorno per attesa occupazione, ma rimane evidente che una riforma complessiva della normativa andrebbe introdotta il più presto possibile.


Più strutturate le altre riforme contenute nel vostro pacchetto, in particolare quella che prevede la programmazione triennale delle quote e l’istituzione di regolarizzazioni “ad personam” a discrezione delle prefetture…

Il concetto è sempre lo stesso e ha come base una lettura realistica, culturalmente onesta e lungimirante di come evolve la nostra società rispetto alla propria realtà sociale ed economica. Tutti gli indicatori demografici ci dicono con chiarezza come la società italiana sia destinata ad un progressivo invecchiamento e come nel tempo avrà un bisogno sempre più impellente di nuove energie e forze giovani, in particolare nei settori della cura alla persona ma non solo. Occorre avere quindi una visione e una strategia di inclusione di queste persone attraverso un processo di programmazione e di selezione utili a garantire al Paese e all’immigrato stesso una possibilità reale di integrazione e di sviluppo.


Altri aspetti che vorreste modificare sono la legge sulla cittadinanza e il diritto di voto per le amministrative agli immigrati. Questi, in particolare, appaiono provvedimenti molto sentiti dalla società civile e da molte forze politiche presenti in Parlamento. Si riuscirà a fare qualcosa in questa legislatura?

Noi ce la stiamo mettendo tutta e lo dimostra anche lo stesso intervento del segretario Pierluigi Bersani in occasione della dichiarazione di fiducia al Governo Monti in cui il richiamo al tema della cittadinanza è stato chiaro e molto forte. Le nostre proposte sono sul tavolo e tutti le conoscono. Di fronte all’enunciato: “Chi nasce e cresce in Italia è italiano” siamo convinti di avere dalla nostra parte larghissima parte della società italiana, incapace di spiegarsi il perché di tale discriminazione rispetto ai compagni di banco dei loro figli, colpevoli di essere figli di genitori immigrati. Rimaniamo fiduciosi in una riforma in tempi brevi, altrimenti il Governo Bersani ne farà uno dei primi atti della propria legislatura.


Il PD è uno dei partiti che sostengono il Governo Monti: nelle scorse settimane due suoi colleghi, i deputati Touadi e Villecco Calipari, hanno presentato un’interpellanza urgente per chiedere al Governo “discontinuità” con il precedente esecutivo, in particolare per quello che riguarda i Cie e le misure contenute nel “pacchetto sicurezza” presentato dall’ex ministro Maroni. Avete avuto riscontri dal Governo?

Devo ammettere che la risposta del Governo è stata purtroppo deludente. Aldilà della cancellazione della circolare che impediva agli operatori dell’informazione di accedere ai Cie, il quadro generale rimane ancora quello della gestione Maroni. I Cie erano e continuano ad essere luoghi di detenzione fuori dai canoni del diritto in cui non sono garantiti i principi fondamentali del nostro ordinamento. Si tratta di carceri senza regole, dove le persone rimangono abbandonate a sè stesse in attesa di un’identificazione e conseguente espulsione per la durata di ben 18 mesi. Proprio per ribadire il nostro no a questa situazione, rilanceremo nei prossimi giorni una carovana dei nostri parlamentari finalizzata a verificare le condizioni dei Cie e a raccogliere tutte le segnalazioni che ci perverranno dagli operatori in essi impiegati e dalle associazioni nei territori interessati.


Movimenti ci sono anche in ambito europeo, con la campagna “Chi nasce qui è di qui” promossa dagli eurodeputati del Pd. Si chiede una direttiva europea che obblighi tutti gli Stati membri dell’Ue a varare una legge nazionale che accolga il principio dello ius soli…

Tutte le iniziative a favore di una riforma della Legge sulla cittadinanza sono benvenute. Abbiamo visto come, in assenza di una volontà politica dei governi nazionali, anche le migliori direttive possono rimanere disattese. La nostra battaglia rimane innanzitutto quella di una riforma che sia figlia del Parlamento italiano e delle sagge parole del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. I figli di immigrati sono innanzitutto figli di quest’Italia. E l’Italia ha il dovere di riconoscerli in quanto tali.

Livia Turco


© 2006-2013, Studio Immigrazione