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Punti di vista

L’integrazione? Roba dell’altro mondo.

Intervista al regista Francesco Patierno

Carlotta Caroli

Da cosa è nata l’idea del soggetto del film Cose dell’altro mondo?

Il mio produttore aveva visto un film americano che si chiama “Senza messicani” la cui idea principale era che i messicani di Los Angeles sparissero per un giorno provocando chiaramente delle difficoltà al meccanismo economico della città. Così mi chiese se secondo me fosse possibile usare questa idea – ovviamente acquistando i diritti – per poterne fare un film in Italia. Ci ho riflettuto e mi sono reso conto della grossa potenzialità dell’idea. Ho pensato però che un’idea geniale non basta a fare un film geniale, ma mi è venuta in mente una cosa: nel mio computer avevo salvato da qualche parte un video di Youtube di due minuti e mezzo; era un discorso di un politico del nord che in televisione faceva interventi sull’immigrazione. I suoi discorsi erano talmente agghiaccianti da risultare dolorosamente divertenti. Da questo personaggio mi venne in mente come sviluppare l’idea suggeritami dal produttore. La provocazione sarebbe stata la scomparsa improvvisa degli immigrati dall’Italia e il protagonista sarebbe stato uno come il politico di cui ti parlavo. Quindi “Cose dell’altro mondo” non ha nulla a che fare con il film sui messicani, piuttosto ruota intorno a questo personaggio realmente esistente che nel film è interpretato da Abatantuono.


L’atteggiamento degli italiani verso gli immigrati che è raccontato nel film è l’atteggiamento reale? Quanto è esagerato?

Anche su questo tema avevo le idee ben chiare su che cosa raccontare: volevo raccontare l’atteggiamento degli italiani verso gli stranieri, non il contrario. Quando faccio qualunque cosa, che sia un film o un documentario, non mi interessa di convincere i già convinti. Mi spiego: ognuno di noi ha le proprie idee, ma talvolta c’è anche ipocrisia nelle parole e nelle intenzioni della gente, quindi volevo soffermarmi su quest’ultima. E sul comportamento di tutte quelle persone che ostentano alcune cose pur pensandola in modo molto diverso. Il concetto di integrazione è un concetto difficile: quasi tutte le persone hanno un rapporto difficile con esso. È un concetto ancora in divenire e noi italiani non possiamo dirci un popolo completamente integrato con gli stranieri.
Non a caso ho costruito la storia del film sulla storia di tre personaggi: uno è il personaggio di Abatantuono, cioè il personaggio leghista che vive in modo contraddittorio dal momento che sfrutta la forza lavoro degli immigrati e ha pure un’amante nigeriana dalla quale è molto preso. Poi c’è Valerio Mastandrea che è il poliziotto in piena contraddizione con sé stesso; il terzo personaggio è quello interpretato da Valentina Lodovini che è una maestrina di sinistra ben intenzionata verso gli stranieri, ma che, alla prova dei fatti, dimostra di non essere poi così convinta delle sue idee. Insomma, ho voluto riflettere, senza ideologia, su quello che è il nostro rapporto con l’altro. Ripeto, non mi interessava di dimostrare ciò che è stato già ampiamente dimostrato, cioè che gli immigrati sono importanti per l’economia e che senza di loro avremmo sicuramente dei problemi, volevo riflettere anche su un’altra cosa: ci mancherebbero anche emotivamente?



Quanto realismo c’è nel film?

Pensa che quasi tutti i dialoghi, anche i più assurdi, sono veri. Quindi di realismo ce n’è molto.


Mi sembra molto interessante ciò che hai detto riguardo l’atteggiamento degli italiani verso gli stranieri, in particolare questa ostentazione di fratellanza che poi all’atto pratico viene meno non appena lo straniero ti sottrae qualcosa…

È esattamente così, infatti. Finché lo straniero “non rompe”, cioè mangia le nostre cose, veste come noi e via dicendo, lo tolleriamo amabilmente. Nel momento in cui smette di rispettare le nostre regole e comincia a comportarsi come si comporterebbe se fosse nella sua terra, allora sorgono dei problemi.


Secondo te una vera integrazione è possibile, anche quando le culture sono distanti anni luce tra loro? E quali sono secondo te i punti da cui partire?

Senza dubbio i bambini nelle scuole: il bambino che cresce con l’extracomunitario non ha di lui la sensazione che sia diverso. Cioè la sensazione che l’extracomunitario è diverso gliela inculcano i genitori.


Anche tra persone della stessa etnia, le differenze di abitudini, stili di vita, pensiero creano problemi, non trovi?

Certo, è proprio così. Ecco perché mi ritengo comunque una persona fortunata: nella mia vita, anche quando ero ragazzo, ho cercato di non essere vittima dell’ideologia.


Un commento sul fatto che i leghisti, prima che uscisse il film, hanno presentato un’interrogazione parlamentare. Come hai reagito?

Beh, all’inizio non l’ho presa bene, poi ho capito di cosa si trattava: una vera e propria strumentalizzazione. Dato che nessuno di loro aveva visto il film o letto la sceneggiatura, quella interrogazione parlamentare non è stata che un atto di strumentalizzazione. Poi la polemica si è smontata subito: il film è stato molto acclamato.


Se veramente per un giorno sparissero gli stranieri, cosa succederebbe? Sarebbe un modo per capire quanto sono importanti per il Paese e magari anche per la nostra apertura mentale?

Partendo da questa cosa, ma spostandola sul piano emotivo, trovo che oggi la gran parte degli immigrati è uno specchio di quello che eravamo noi negli anni ’50. Per esempio la dedizione che molti extracomunitari hanno nei confronti dei nostri anziani è commovente. Loro si dedicano agli anziani come noi non riusciamo più a fare, perché non abbiamo il tempo, perché siamo presi da altre cose. Oppure il fatto che molti extracomunitari si dedichino all’agricoltura e all’allevamento: è un fatto di amore, quell’amore per determinate cose che noi non abbiamo più. Quella del film voleva essere una riflessione dal punto di vista emotivo e devo dire che molte persone l’hanno colta, mentre altre no, nel senso che si aspettavano un discorso più politico, una presa di posizione chiara e netta. Invece io ho preferito offrire delle suggestioni affinché lo spettatore si facesse una propria idea.


La cittadinanza italiana agli stranieri di seconda generazione?

Beh, va da sé… Assolutamente sì. Guarda, dal punto di vista dell’integrazione ha fatto più Balotelli agli Europei che 30 anni di letture, lezioni e così via.


Sì, però in quel caso Balotelli era il campione che ha fatto tanti gol, nel caso in cui, ad esempio, avesse sbagliato il rigore?

Beh, è proprio questo il paradosso… Comunque siccome Balotelli non ha sbagliato i rigori e ha fatto diversi gol è il campione. All’inizio comunque, per certe persone, vedere nella Nazionale Italiana un calciatore nero, è stato di impatto. Certi erano addirittura indignati poi, però, ci hanno fatto l’abitudine e l’occhio. Hanno capito che è italiano. Perché Balotelli è italiano. Finalmente abbiamo raggiunto anche noi una normalità su questo fronte.


Cose dell’altro mondo

Il film

Mettiamo una bella, civile e laboriosa città del Nord Est. Mettiamo che questa città abbia una percentuale alta di lavoratori immigrati, tutti in regola e ben inseriti. E mettiamo, per esempio, che un buontempone d’industriale si diverta a mettere quotidianamente in scena un teatrino razzista: iperbole, giochi di parole, battute sarcastiche, tutte, ma proprio tutte, così politicamente scorrette da risultare esilaranti. Mettiamo che un giorno il teatrino si faccia realtà, che gli immigrati, invitati a sloggiare, tolgano il disturbo. Per sempre...
Cose dell’altro mondo esplora questo paradosso, con lo stesso linguaggio politicamente scorretto del suo protagonista: ironia in luogo della drammaticità, imbarazzo al posto dell’ideologia, tenerezza dove si vorrebbe conforto sociologico.

REGIA: Francesco Patierno
SCENEGGIATURA: Diego De Silva, Giovanna Koch, Francesco Patierno
ATTORI: Valerio Mastandrea, Diego Abatantuono, Valentina Lodovini, Sandra Collodel, Maria Grazia Schiavo, Maurizio Donadoni, Vitaliano Trevisan, Riccardo Bergo, Sergio Bustric, Fabio Ferri, Laura Efrikian, Fulvio Molena
FOTOGRAFIA: Mauro Marchetti
MONTAGGIO: Cecilia Zanuso
PRODUZIONE: Rodeo Drive
DISTRIBUZIONE: Medusa film
PAESE: Italia 2011

Il trailer del film




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