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Ancona: al porto respingimenti con troppa fretta. Denuncia dell’Ambasciata dei Diritti: “Il porto di Ancona come Lampedusa”

“Mancanza di una struttura di accoglienza, riammissioni troppo fugaci e assenza di comunicazione tra forze dell’ordine e associazioni di volontari”. A parlare è Valentina Giuliodori, dell’Ambasciata dei Diritti.

Stefano Pagliarini (AnconaToday)

Per tutto l’anno, a pochi metri da noi al porto dorico, arrivano uomini, donne e bambini in fuga. Arrivano dopo giorni di viaggio, anche in condizioni disumane e al limite della sopportazione fisica. Tanto che, in passato, la cronaca ha dovuto raccontare anche di chi non ce l’ha fatta. Almeno in parte dovrebbero essere accolti ma, come emerso anche recentemente dall’inchiesta di Michele Sasso per L’Espresso, proprio al porto di Ancona,accade che vengano rispediti dall’altra parte dell’Adriatico senza adottare le dovute procedure di primissima accoglienza. Abbiamo parlato con Valentina Giuliodori, dell’Ambasciata dei Diritti del capoluogo.


Valentina è davvero così difficile la situazione? Che cosa succede dentro il porto?

Ad Ancona arrivano principalmente dalla Grecia. L’Adriatico rimane la frontiera reale da attraversare. Ad Ancona abbiamo la Prefettura che è organo preposto per la gestione della frontiera di Ancona e da due anni c’è un bando per l’assegnazione della gestione dello sportello immigrazione. Adesso questo servizio ce l’ha il Gus (Gruppo umano solidarietà). Loro non hanno un mediatore costantemente a disposizione, ma ci sono gli operatori. Quando rintracciano su un traghetto qualcuno che non ha documenti in regola, vengono attivati gli operatori del Gus, che chiamano uno dei loro mediatori culturali. Il problema è che le persone rintracciate sui traghetti, per accordi presi con la Grecia, vengono riammesse sullo stesso traghetto perché il responsabile è il capitano della nave. A parte la crisi dei traghetti che ha portato ad una diminuzione dei viaggi, la cosa assurda è che quest’estate, al porto, non è stato rintracciato nessuno rispetto agli altri anni. Quello che noi invece sappiamo è che le persone vengono riammesse in Grecia. In particolare abbiamo scoperto dei ragazzi afgani che questa estate, fino a Maggio, raccontano di essere arrivati al porto, di aver parlato con dei poliziotti, però non risulta da nessuna parte.


Visto che tra questi ragazzi di cui avete avuto notizia, ci sono anche dei minorenni, non c’è una violazione delle leggi a tutela del fanciullo?

Sì. La legge dice che un minore deve essere accolto, ma di casi così, che raccontano di essere stati rimandati indietro da Ancona, Bari o Brindisi, ce ne sono parecchi. Il punto è capire se avviene al porto dorico o se avviene dentro la nave prima. Il problema è che L’Unione Europea ha stabilito che la Grecia non è in grado di rispettare il diritto d’asilo e quindi le persone non devono essere rimandate in Grecia, ma questa cosa si continua a fare. La legge prevede che tutti debbano essere ascoltati, ma il problema è che tante persone vengono rimandate indietro perché se arrivano gruppi numerosi e si ha poco tempo per fare le interviste. Mettiamo caso arrivano in 17, guardiamo prima ai possibili minorenni e poi per gli altri si fa una scrematura ad occhio. Questo perché non c’è una struttura che riesce ad ascoltare tutti e capire bene le loro storie.


Se le forze dell’ordine quando scoprono i clandestini devono chiamare il Gus, perché ci sarebbero questi rimpatri di cui non avete notizia?

In generale non è stata creata la struttura di accoglienza. Quello che c’è ad Anona è una verifica formale di chi arriva e la politica messa in campo non è quella per accogliere.


Tu hai parlato di una convenzione Italia-Grecia. Ma in caso di minorenni, questa non viola le normative sui diritti umani e di protezione dei minori e richiedenti asilo?

Il fatto è che non è un respingimento ma una riammissione, sono due cose giuridicamente diverse. Questa viene fatta solo all’interno degli stati Schengen. Se venisse dall’Albania sarebbe un respingimento. E dato che per la convenzione Dublino 2 bisogna fare richiesta d’asilo nel primo paese europeo in cui si entra, chi viene rintracciato in altri paesi può essere rimandato in Grecia. I richiedenti dovrebbero fare delle dichiarazioni spontanee per cui si avvia una pratica, se sono minorenni bisogna portarli in ospedale e fare gli esami istologici. Quello che noi cerchiamo di dire è che, se la motivazione per cui vengono rimandati indietro è che dopo ore di viaggio stanno bene, noi diciamo che dopo 20 ore di viaggio passate sotto un Tir non puoi stare bene. E allora quello che serve è innanzi tutto non rimandarli in Grecia perché lì non sono tutelati. Seconda cosa avere più tempo per fare le interviste.


Stiamo parlando di un’altra realtà rispetto al caso di Lampedusa.


Là ci sono i respingimenti sui barconi, una cosa che vedi e ha un certo effetto. Qua è trasparente ma arrivano sui traghetti e non ti creano un caso come da altre parti.


Quindi Ancona potrebbe essere alla stregua di Lampedusa?

Sì. I numeri ufficiali di Ancona sono più bassi ma io credo che qui ci sia un flusso quasi continuo.


Eppure noi non lo vediamo tutto questo. Quanto le reti che chiudono il porto ai cittadini fanno da filtro?

L’Unione Europea ha fatto un regolamento per cui devono essere individuate le aree dei porti più a rischio con un sistema di security. Il problema è che ad Ancona hanno chiuso tutto quando bastava mettere delle barriere mobili così che, di volta in volta, quando arrivano i traghetti puoi fare i controlli. Da altre parti non è così.



 
Il porto di Ancona




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